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trends & subculturesvenerdì 8 aprile 2022

Intervista al fotografo ugandese Paul Edwards

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ARTICOLO DI JADE BROCKS & SOLRUNN PERSSON

TRADOTTO DA FULVIO ANIELLO

 

Il fotografo autodidatta Paul Edwards, di origini ugandesi, sta riscuotendo sempre più successo nel panorama della moda di Stoccolma. Dopo aver iniziato la sua carriera scattando istantanee dei suoi amici, Edwards è riuscito a imporsi velocemente nel settore della fotografia di moda, riservando un focus particolare alla diversità e all’unicità. A chi è in cerca di ispirazione artistica, consigliamo di seguire il suo feed di Instagram.

 

Abbiamo incontrato Paul Edwards per conoscere meglio il suo percorso stilistico e i modelli a cui si è ispirato e per scoprire le tendenze su cui si concentrerà nel 2022.

 

Paul Edwards (@paul_edwardss)
Fotografo e creator di base a Stoccolma, Svezia

 

Parlaci di ciò che indossi. Cosa ti piace di questi brand? 
Questa maxi-sciarpa è di Balenciaga, la cintura di Diesel, i pantaloni metallizzati sono di HELIOT EMIL, mentre gli stivali sono di Eytys. Quello che mi piace di questi brand è che, pur essendo molto diversi tra loro a livello di design, hanno una cosa in comune: propongono capi di alta qualità dallo stile senza tempo. Balenciaga, in particolare, è un brand che apprezzo molto al di là della componente estetica. A mio avviso, in questo momento è uno dei marchi leader nell’industria della moda, soprattutto in termini di creatività, ed essendo un creator ne sono attratto e ispirato. Eytys e HELIOT EMIL, invece, sfidano la mia visione dello street style con i loro approcci all’abbigliamento unisex, le scelte dei tessuti e la costruzione dei capi.

 

Descrivici il tuo stile. Come si è evoluto negli anni? 
Il mio stile è decisamente sperimentale e per lo più ispirato agli anni ‘90. Negli ultimi tre anni, ho seguito soprattutto il movimento streetwear, senza però aggiungere un vero e proprio tocco personale ai miei look. Ora, invece, credo davvero di aver trovato il mio senso della moda. Penso che ciò sia dovuto soprattutto al fatto di essere maturato come persona e, di conseguenza, si sono evolute anche la mia estetica creativa, l’arte e la fotografia. Per esempio, guardando al mio portfolio, è evidente che la mia espressione artistica e le mie fotografie sono molto cambiate nel corso degli anni. Nel 2019, la mia arte e la mia estetica erano piuttosto forti e sperimentali, mentre ora sono più pulite, studiate, mature e con un focus espressivo più tecnico. 

 

Quindi, quando si tratta del mio stile e del tipo di abiti che cerco oggi, mi concentro sulla moda di fascia alta e su capi essenziali sui quali investire. Ho un look più maturo, ma mi piace ancora giocare con modelli femminili e maschili. 

 

Come definiresti lo street style di Stoccolma?
Direi che lo street style di Stoccolma è ancora molto scandinavo, soprattutto in termini di design minimal, ma penso che sia diventato anche più colorato grazie a brand come GANNI, STAND STUDIO e Rodebjer.

 

Ciononostante, vedo una nuova ondata di street style arrivare in città. La generazione Z sta decisamente lasciando il segno nello stile svedese, reintroducendo un’estetica dei primi anni 2000 a cui però si aggiunge un tocco di modernità, in un mix che personalmente trovo molto interessante. Penso anche che la Gen Z abbia una grande influenza sulle generazioni precedenti. Ho infatti notato che chi è cresciuto negli anni 2000 prova nostalgia per quel periodo e ha ripreso a vestirsi come allora, nonostante solo un paio di anni fa odiassimo i jeans a vita bassa.

 

Chi sono i tuoi più grandi riferimenti quando si tratta di promuovere la diversità nella moda?
Edward Enninful e Virgil Abloh mi hanno entrambi influenzato molto, non solo in termini di promozione della diversità e della sua rappresentazione nell’industria della moda, sia in passerella che sulle riviste, ma anche perché hanno promosso questo approccio in tutti i diversi aspetti dell’arte.

 

Onestamente trovo la mia più grande fonte di ispirazione in me stesso e nel mio team. Mi sento ancora ancora quel giovane ragazzo nero dell’Uganda che vive in Svezia e cerca di sfondare nella moda. Sto lavorando duramente per far sì che altri giovani creativi neri dopo di me non debbano per forza lottare così tanto per emergere e possano invece concentrarsi solo sulla creatività e sul talento. Anche le persone con cui lavoro, così come la mia comunità, sono una grande ispirazione. È davvero stimolante essere circondato da un gruppo di giovani creativi di diverse etnie impegnati in più attività. Siamo così presi dal nostro lavoro e dai nostri obiettivi che spesso non ci rendiamo conto del cambiamento che stiamo innescando.

 

Sia come fotografo che Instagrammer, qual è il segreto dietro allo scatto perfetto su IG? 
In realtà non ho nessun segreto… mi limito a postare ciò che ritengo possa essere interessante e divertente. Amo così tanto l’arte e la fotografia che a volte penso sia bello condividere ciò che mi piace in modo “non scenografico”, per far divertire anche altre persone o altri creativi. Il mio consiglio è quello di essere se stessi. Solo così potremo trovare persone che ci amano per quello che siamo. Penso che il mio feed abbia aiutato molto la mia crescita personale. Il feed di Instagram è una sorta di biglietto da visita, è il volto di un business. Dietro ogni faccia c’è una personalità e i contenuti creati e condivisi esprimono proprio quella personalità.

 

Ci sono tendenze o designer particolari che vorresti vedere di più nel 2022? 
Oh si! Penso che la sartoria ben strutturata sia davvero interessante e vorrei poter esplorare di più questa tendenza anni 2000. Mi piace particolarmente ciò che Miu Miu ha portato in passerella per la prossima stagione. Trovo inoltre che sia importante allontanarsi da una visione eurocentrica della moda e aprire le porte a stili che provengono anche da altri posti, come l’Africa e l’Asia. Questi luoghi sono innovativi e lungimiranti non solo per il design, ma anche in termini di produzione e di visione generale della moda. Un’estetica che mi ha ispirato a lungo è stata quella coreana e spero di incorporarla maggiormente nel mio stile personale.

 

 

Ispirazioni dal guardaroba di Paul Edwards:

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